Chiesa dei Santi Crisante e Daria

Secondo Alessandro Clementi in ” L’Organizzazione Demica del Gran Sasso nel Medio Evo” la chiesa montana di S. Crisante e S. Daria con l’annesso monastero  venne fondata dai Signori normanni di Poppleto e può farsi risalire al 1140, anno in cui la dominazione normanna si estese in tutti gli Abruzzi. Mentre per Demetrio Gianfrancesco in “Filetto”, dipendeva dall’Abbazia Benedettina di Bominaco, come risulta dalla bolla del 5 luglio 1264 nella quale il papa Urbano IV confermava i beni posseduti dalla medesima Abbazia. Nel 1193, viene redatta dal papa Celestino III una lettera esecutoria a favore della chiesa di S. Crisanto, la quale  accerta di fatto che l’Abbazia inequivocabilmente esisteva, ma non afferma la dipendenza all’Abbazia di Bominaco.In ogni modo la fondazione va posta tra il 1140 ed il 1193, essendo quest’ultimo l’anno in cui viene redatta la lettera esecutoriale di papa Celestino III.

 

L’Architetto Mario Moretti così descrive la chiesa, che sorge a metri 1202 di altitudine a nord di Filetto, da cui è visibile e distante circa un’ora di cammino: ” Realizzata con sapiente cortina di conci calcarei ben squadrati e connessi con grandi  precisione, secondo la buona maniera in uso  tra la fine del secolo XII e la prima metà del XIII. Straordinaria la conservazione; soltanto la fronte è priva del semplice coronamento, una cornice con lieve sguincio, che vediamo concludere in alto la cortina dei fianchi. Il portale, senza decorazioni di sorta, si affida, per l’effetto, al robusto ed elegante archivolto a filo di muro, con lunetta appena rientrata, circostritta dallo spigolo vivo dell’arco ed il monolite del nudo architrave. Il vano e` delimitato in alto dallo stesso architrave ed ha ipiedritti costituiti dai semplici conci del paramento della fronte. Ancora semplice la porticina secondaria, con vano ad arco a livello della cortina muraria. Le stesse feritoie delle finestre sono incise nei filaretti di calcare; non hanno pretese estetizzanti e l’effetto prodotto non e` nel complesso superiore al modesto chiaroscurare delle regolari buche da ponti che forano le pareti esterne dell’edificio. Lindo scrigno di pietra, conserva nel suo interno alcuni affreschi fra i più antichi d’Abruzzo, ancora non convenientemente noti e studiati. Poiché non vi è dubbio che alcuni tra questi dipinti, di fondamentale interesse per la storia delle origini della pittura italiana, appartengono al secolo XII, tale constatazione ì serve a datare l’edificio stesso. Presenta una tecnica costruttiva semplice ma accurata. mancano completamente elementi decorativi e strutturali di qualche rilievo, in uso fra il secolo XII e il XIII. Le pareti, fatta eccezione per le zone affrescate, mostrano una disadorna faccia vista che non ha pretese di soluzione decorativa. Tutto fu o doveva essere affrescato. La copertura ha rustiche  incavallature lignee, ed è stata certamente rifatta più volte. Del pavimento rimane il grezzo sottofondo di pietrame irregolare. Un frammento di colonna classica scanalata, oggi in terra sotto gli affreschi, dovette avere funzione di acquasantiera. Soltanto il disagevole accesso al monumento, (mancano completamente strade percorribili da automezzi per arrivare a S. Crisante), ha conservato un documento di estrema importanza per lo studio dell’arte romanica in Abruzzo agli inizi del 200, anche se, da quanto è dato osservare in un lavoro di carattere generale, che non può addentrarsi in rilievi troppo settoriali, questa cappella dimostra i caratteri comuni a questo genere di costruzioni in  tutta la vasta regione Toscana ed Umbro-Abruzzese, sia per la tipologia architettonica sia per i caratteri della pittura a fresco. Notevole la conservazione della bella regolare corona di bozzette di rustico calcare; l’elegante portale è rimarchevole  soprattutto, nonostante la mancanza di elementi decorativi, per l’ampiezza e l’eccentricità  del giro d’imposta dell’archivolto. Eccezionale la soluzione delle finestrelle a lunga fessura verticale . 

 

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